Città di Vico EquenseCittà di Vico Equense

La storia di Vico Equense

Le prime testimonianze di vita nell’area del comune di Vico Equense risalgono al periodo delVII secolo a.C., grazie a ritrovamenti di corredi funerari facenti parte di una necropoli scoperta negli anni sessanta del XX secolo; la prima citazione scritta riguardante il territorio invece risale al I secolo, quando Silio Italico, nel poema Punica, cita un certo guerriero di nome Murrano, proveniente dall’Aequana, un territorio vicino Sorrento: documenti di epoca medievale confermano poi l’esistenza del borgo di Aequa, nel tratto di costa che oggi viene identificato oggi nella frazione di Seiano. Tuttavia doveva anche esistere un piccolo borgo, a forma di impianto ippodameo, sul pianoro dove sorge l’attuale città, di cui non si conosce il nome e che andò spopolandosi poi durante il medioevo: a testimonianza di questa ipotesi è un documento del 1213 che indica una località denominata ad Vicum dicitur e della struttura viaria attuale che ricorda quello dell’antico borgo.

vico-equense-storiaCon l’arrivo degli Aragonesi e poi degli Angioini, il vecchio paese sul pianoro ritorno a vivere, grazie anche allo spopolamento dell’abitato di Aequa, divenuto oggetto di razzie da parte deipirati: vennero così costruite mura, al cui interno fu poi edificata la cattedrale con annesso episcopio ed il castello. Con il passare degli anni intorno al centro si svilupparono, sparsi anche sui monti circostanti, spesso intorno a chiese, piccoli borghi, che costituisco le attuali frazioni; fu tuttavia nelXIX secolo che si ebbe un totale riassetto dell’urbanistica: vennero infatti eliminate le mura e fu aperta la strada che collegava Castellammare di Stabia con Sorrento; fu in questo periodo inoltre che iniziò la forte vocazione turistica del paese, soprattutto durante il periodo estivo, sia come luogo balneare che termale, grazie alla presenza del complesso termale dello Scrajo. Nel 1906 l’isolamento terminò con l’apertura della linea tranvia Castellammare di Stabia – Sorrento, sostituita poi nel 1948 dalla ferrovia Torre Annunziata – Sorrento che collega la costiera sorrentina con Napoli; durante gli anni sessanta e settanta del XX secolo Vico Equense fu interessata da un notevole sviluppo edilizio che comunque non intaccò la fisionomia urbana: danni si ebbero con il terremoto del 1980, successivamente riparati.

Cenni Geografici: Vico Equense sorge su un blocco tufaceo e calcareo, ad un’altezza media di 90 metri: si affaccia sul mar Tirreno, nella parte meridionale del golfo di Napoli, all’inizio della costiera sorrentina, per arrivare poi ad un’altezza massima di 1.444 metri con la cima del monte Sant’Angelo, la più alta dell’intera catena dei monti Lattari; per un breve tratto, montuoso e scosceso verso il mare, la città è bagnata anche dalle acque del golfo di Salerno, lungo la costiera amalfitana, nelle vicinanze dell’arcipelago de Li Galli. Con un superficie di quasi 30 chilometri quadrati, Vico Equense è il più vasto comune della penisola sorrentina, nonché l’ottavo dell’intera provincia.

Il Faito

Il Faito è una delle mete più ambite dai campani e dai turisti, il posto ideale per chiunque voglia passeggiare respirando profumi di lecci e castagni, attraverso il fascino dei boschi evoca la sensazione di essere a pochi metri dal cielo ma con un affaccio sul mare e soprattutto sullo splendido golfo di Napoli. Il Faito è l’emblema della catena montuosa dei Monti Lattari ed il suo territorio è diviso tra i comuni di Castellammare di Stabia a quello di Vico Equense. Infatti è possibile accedervi da entrambi i versanti, percorrendo la salita di Quisisana che, nascosta dalla folta vegetazione, nei suoi sinuosi tornanti regala scorci di panorami che a perdita d’occhio ci mostrano la cartolina dell’intero golfo. L’apprezzamento del monte, soprattutto come località turistica, accrebbe dalla seconda metà del XX secolo quando furono costruiti numerosi alberghi e villette residenziali. Attualmente è ancora attivo, nel Villaggio, un complesso sportivo dotato di campi da tennis, campo da volley e piscina; non mancano ristoranti, aree picnic, bar e hotel. La peculiarità della montagna è quella di essere veramente molto vicina al mare e diversi sono i punti dove gli appassionati possono dedicarsi a qualche scatto fotografico. Uno dei migliori è certamente il Belvedere. Uno strapiombo che dà sulla collina di Pozzano e che ci apre le porte del golfo. Nelle giornate più limpide regala uno spettacolo mozzafiato, specie al tramonto con lo sguardo che riesce ad arrivare fino al litorale Domizio in u tripudio di colori.

Il Faito, riesce nella sua enorme mole ad essere attrattiva per diversi tipi di turismo, da quello naturalista a quello sportivo, senza dimenticare i turismo religioso.Numerose sono le strutture sul Monte Faito pronte ad accogliere ragazzi e famiglie delle diocesi, la maggior parte autogestite. Adiacente al santuario troviamo Il Rifugio San Michele, mentre spostandoci più giù alla montagna troviamo Casa Don Orione e L’ostello della gioventù. Per gli amanti del trekking la catena dei Lattari offre una serie di itinerari e sentieri sospesi tra cielo e mare. Tra i più gettonati rientra sicuramente il sentiero che porta al Molare, chiamato così per la sua particolare forma. Durante il percorso, è prevista anche una tappa alla sorgente dell’Acqua. Altre sorgenti sono presenti sul monte, tra cui una denominata della Lontra. Altri due itinerari, particolarmente amati dagli appassionati, sono quelli che partono da Campo del Pero ad arrivano o Monte Cercasole o alla Croce della Canocchia.Nei periodi autunnali ed invernali la montagna non perde di certo il suo fascino. A farla da padrone, a causa del clima rigido, nei mesi più freddi sono il silenzio e la quiete.